Ho fatto tredici!
Non al totocalcio, bensì nella mia pregiata bibliografia. Sul mio sito ufficiale http://www.ljuboungherelli.it viene infatti pubblicato oggi “bombe al nepal missili all’india”, il mio tredicesimo romanzo propriamente detto.
Si potrebbe disquisire sul fatto che sia effettivamente il tredicesimo e non il quattordicesimo o addirittura il quindicesimo, ma non m’interessa e dubito possa interessare ad altri.
Ad ogni modo, il nuovo percorso intrapreso dacché ho deciso di rimettermi a scrivere dopo anni di nulla, mi ha portato alla redazione di un romanzo strettamente collegato al periodo storico che stiamo vivendo. Quasi un instant book, una satira amara sulla crisi non solo economica, ma anche di valori, che impera di questi tempi. Un tentativo di squarciare la soffocante mediocrità che opprime i personaggi del romanzo al pari di tantissime altre persone; il tutto filtrato attraverso il mio sguardo assai poco consolatorio, benché non disfattista e anzi propenso al cambiamento ed al rimettersi di continuo in discussione.
Poca periferia esistenziale, zero Scream of consciousness, campo libero ad uno stile secco e al contempo vivido, che recupera alcune peculiarità del mio passato ma senza pagar loro eccessivo dazio. Per ulteriori delucidazioni in merito, il consiglio è sempre il medesimo: consultate la nota di edizione, liberamente scaricabile con licenze Creative Commons, assieme al romanzo ed alla sua copertina, risplendente delle fantastiche immagini donatemi da Monique “honeybird” Mizrahi, che ringrazio per avermi concesso questo enorme privilegio. Visitate il sito http://www.honeybird.net per saperne di più su questa meravigliosa artista.
In conclusione, ecco ciò che ha da offrirvi il più grande scrittore vivente nel 2013: non più storie traboccanti angosciosi tormenti interiori, ma racconti qualitativamente altrettanto validi, nel segno di un’evoluzione che non conosce soste! E già non vedo l’ora di raccogliere la prossima sfida! Non so se ci sarà un nuovo romanzo nel corso dell’annata, però non me ne starò certo con le mani in mano: ormai la mia attività è ripresa a pieno regime e voglio capitalizzare l’insperato rush creativo tornato finalmente a farmi visita.
Se tutto questo riuscirà a toccarvi e portarvi ad incrociare la mia strada, ne sarò felice. Viceversa, al solito, il problema è vostro e non mio!
giovedì 18 aprile 2013
martedì 5 febbraio 2013
"Ali bye bye" - Nuovo romanzo ristampato sul sito!
Le tessere del mosaico sono quasi tutte al loro posto.
Oggi, sul mio sito ufficiale http://www.ljuboungherelli.it viene pubblicato “Ali bye bye”, uno dei due romanzi che finora non erano disponibili online. Manca poco, poi il mio catalogo sarà disponibile nella sua interezza, liberamente scaricabile con licenze Creative Commons.
Scritto tra agosto e settembre 2008, in un periodo assai intenso della mia vita, “Ali bye bye” rappresenta l’abrasivo epilogo dello Scream of consciousness. Un epilogo non certo in sordina. Un grido lancinante, spaventoso, si libra nel corso del romanzo. Un’aggressione frontale che non ha eguali, un’escalation di violenza che ad ogni pagina intende colpire il lettore come un cognacchino assestato a tutta forza contro il muscolo quadricipite della coscia.
Al solito, non mi dilungo in questa sede, ma vi invito, per maggiori delucidazioni, a consultare la nota di edizione, anch’essa scaricabile dal sito.
Personalmente, ritengo “Ali bye bye” una vetta difficile da eguagliare, per quanto riguarda le tematiche prese in considerazione, specie nell’ultimo periodo di quella mia fase creativa.
Un po’ per caso, un po’ per effettiva corrispondenza con quanto mi stava capitando, i colori plumbei di “Benvenuti nella chiesa del rumore”, “Figure gemellari verso l’altro” e “Ali bye bye” marciano di pari passo col senso di confusione e smarrimento del biennio 2007–2008. La lunga pausa seguita al completamento di “Figure gemellari verso l’altro”, fu riempita da un turbinio di eventi che nel bene e nel male sconquassò la mia vita. In mezzo, sopraggiunse il mio ritorno in attività dopo sedici mesi, per l’appunto con “Ali bye bye”. A quel punto, credevo e speravo d’essermi lasciato alle spalle molte tribolazioni patite nei mesi precedenti, e d’esser pronto ad assaporare nuove esperienze. Naturalmente, andò in tutt’altro modo...
Già allora, infatti, la situazione iniziava a scricchiolare. Ben presto, sarei precipitato in un buco nero, sia personale sia artistico, che di fatto mi ha tenuto in ostaggio fino ai primi mesi del 2011, allorquando ho trovato le necessarie condizioni per riprendere a scrivere.
Il mio 2013 inizia oggi! La data non è casuale, essendo quella che mi ha visto nascere trentaquattro anni fa. Ad ogni modo, ancora pochi mesi e il mio sito conterrà tutto. Dai magniloquenti esordi della periferia esistenziale, ai formidabili lavori creati a metà dello scorso decennio, fino agli esperimenti letterari più recenti. Chi avesse qualche residuo dubbio sul mio status di più grande scrittore vivente, potrà fugarlo senza problemi mediante la lettura di uno qualsiasi dei capolavori che lascio ai posteri, ivi compresi quelli che ancora hanno da venire...
Oggi, sul mio sito ufficiale http://www.ljuboungherelli.it viene pubblicato “Ali bye bye”, uno dei due romanzi che finora non erano disponibili online. Manca poco, poi il mio catalogo sarà disponibile nella sua interezza, liberamente scaricabile con licenze Creative Commons.
Scritto tra agosto e settembre 2008, in un periodo assai intenso della mia vita, “Ali bye bye” rappresenta l’abrasivo epilogo dello Scream of consciousness. Un epilogo non certo in sordina. Un grido lancinante, spaventoso, si libra nel corso del romanzo. Un’aggressione frontale che non ha eguali, un’escalation di violenza che ad ogni pagina intende colpire il lettore come un cognacchino assestato a tutta forza contro il muscolo quadricipite della coscia.
Al solito, non mi dilungo in questa sede, ma vi invito, per maggiori delucidazioni, a consultare la nota di edizione, anch’essa scaricabile dal sito.
Personalmente, ritengo “Ali bye bye” una vetta difficile da eguagliare, per quanto riguarda le tematiche prese in considerazione, specie nell’ultimo periodo di quella mia fase creativa.
Un po’ per caso, un po’ per effettiva corrispondenza con quanto mi stava capitando, i colori plumbei di “Benvenuti nella chiesa del rumore”, “Figure gemellari verso l’altro” e “Ali bye bye” marciano di pari passo col senso di confusione e smarrimento del biennio 2007–2008. La lunga pausa seguita al completamento di “Figure gemellari verso l’altro”, fu riempita da un turbinio di eventi che nel bene e nel male sconquassò la mia vita. In mezzo, sopraggiunse il mio ritorno in attività dopo sedici mesi, per l’appunto con “Ali bye bye”. A quel punto, credevo e speravo d’essermi lasciato alle spalle molte tribolazioni patite nei mesi precedenti, e d’esser pronto ad assaporare nuove esperienze. Naturalmente, andò in tutt’altro modo...
Già allora, infatti, la situazione iniziava a scricchiolare. Ben presto, sarei precipitato in un buco nero, sia personale sia artistico, che di fatto mi ha tenuto in ostaggio fino ai primi mesi del 2011, allorquando ho trovato le necessarie condizioni per riprendere a scrivere.
Il mio 2013 inizia oggi! La data non è casuale, essendo quella che mi ha visto nascere trentaquattro anni fa. Ad ogni modo, ancora pochi mesi e il mio sito conterrà tutto. Dai magniloquenti esordi della periferia esistenziale, ai formidabili lavori creati a metà dello scorso decennio, fino agli esperimenti letterari più recenti. Chi avesse qualche residuo dubbio sul mio status di più grande scrittore vivente, potrà fugarlo senza problemi mediante la lettura di uno qualsiasi dei capolavori che lascio ai posteri, ivi compresi quelli che ancora hanno da venire...
giovedì 13 dicembre 2012
"Galvanoterapia in quattro quarti" - Il mio nuovo, doppio romanzo!
In tutti questi anni, inutile stare a girarci intorno, tanto la mia vita quanto la mia carriera di scrittore, sono trascorse nell’indifferenza generale.
Così era dieci anni fa, quando, il 13 dicembre 2002, completai il mio terzo romanzo, “GT {Galvanoterapia}”. Ero svuotato di energie ed entusiasmo, nessuno ne voleva sapere di me né delle cose che scrivevo, che a me parevano così belle e ricche di qualità e passione. Avevo deciso di piantarla lì e non scrivere più, soprattutto per risparmiarmi rifiuti, silenzi, amarezze e incazzature. Poi, invece, ho ripreso a scrivere e ad incamerare rifiuti, silenzi, amarezze e incazzature. Quando si dice perseverare diabolicum…
Oggi, sul mio sito ufficiale http://www.ljuboungherelli.it ho pubblicato un nuovo romanzo. Un doppio romanzo. Si chiama “Galvanoterapia in quattro quarti” e, come il titolo suggerisce, presenta due ulteriori capitoli di un racconto iniziato proprio in quegli ultimi giorni del 2002, e proseguito nel 2006, con la riscrittura di “GT {Galvanoterapia}” e l’aggiunta di un testo inedito, noto semplicemente come “Galvanoterapia” e ristampato in digitale nel settembre 2011.
Il primo volume di questa nuova raccolta è stato scritto tra settembre 2007 e luglio 2008, mentre il secondo risale allo scorso gennaio, quando, in appena diciassette giorni, andavo a completare un testo inedito dopo oltre tre anni di sterilità artistica, mentre la stesura di “Posta da far male” annaspava pericolosamente, e solo a maggio ne sarei venuto a capo.
Nei miei scritti ho sempre parlato di me narrando storie di altri. Di contro, nella saga di “Galvanoterapia”, la figura del protagonista è pedissequamente ricalcata su quella del suo creatore, e rispecchia in totale fedeltà il percorso esistenziale che ho affrontato nel corso degli anni: dall’irrequietezza post–adolescenziale del 2002, passando per le vicissitudini, sempre tormentate ma affrontate con più distacco e leggerezza, del periodo 2006–2008, fino alla parvenza di maturità che ritengo d’aver raggiunto in quest’inizio di decennio.
Tutto ciò, mettendomi pesantemente in gioco, specie a livello emotivo, giacché, viceversa, le vicende raccontate nei quattro romanzi sono per lo più frutto di fantasia.
Resto convinto che uno scrittore debba comunque restare “dietro” e non sovrapporsi alle proprie creazioni. Non ho mai voluto essere il protagonista dei miei romanzi, preferisco raccontare storie, e se possibile comunicare emozioni a chi le legge. Nello specifico, i vari episodi di “Galvanoterapia” sono uno spaccato di vita, non necessariamente la mia, e hanno una loro forza vibrante ben al di là di una “autobiografia del nulla” che chiunque potrebbe pastrocchiare sulle proprie elucubrazioni, senza imprimervi alcuno spessore artistico.
Anthony Cubizzari è un personaggio interessante, complesso, in un moto perpetuo alla ricerca di qualcosa, e l’universo che in un certo senso gli ruota attorno è altrettanto ricco di sfumature e curiosità. È una figura che vive di luce propria in un contesto narrativo credibile, non il frutto delle seghe mentali dello sfigato di turno che si trastulla sul suo blog condominiale.
Al solito, “Galvanoterapia in quattro quarti” è liberamente scaricabile con licenza Creative Commons. Se qualcuno avrà voglia di leggerlo, ne sarò felice. Se altresì perdurerà l’indifferenza, beh, ormai ci sono abituato e peraltro ho smesso già da parecchio di curarmene, non è più un problema mio. I conti con la mia coscienza li ho fatti. Da questo punto di vista almeno, sto bene.
Devo ricordarvi che sono il più grande scrittore vivente? Tutto il resto conta il giusto.
Così era dieci anni fa, quando, il 13 dicembre 2002, completai il mio terzo romanzo, “GT {Galvanoterapia}”. Ero svuotato di energie ed entusiasmo, nessuno ne voleva sapere di me né delle cose che scrivevo, che a me parevano così belle e ricche di qualità e passione. Avevo deciso di piantarla lì e non scrivere più, soprattutto per risparmiarmi rifiuti, silenzi, amarezze e incazzature. Poi, invece, ho ripreso a scrivere e ad incamerare rifiuti, silenzi, amarezze e incazzature. Quando si dice perseverare diabolicum…
Oggi, sul mio sito ufficiale http://www.ljuboungherelli.it ho pubblicato un nuovo romanzo. Un doppio romanzo. Si chiama “Galvanoterapia in quattro quarti” e, come il titolo suggerisce, presenta due ulteriori capitoli di un racconto iniziato proprio in quegli ultimi giorni del 2002, e proseguito nel 2006, con la riscrittura di “GT {Galvanoterapia}” e l’aggiunta di un testo inedito, noto semplicemente come “Galvanoterapia” e ristampato in digitale nel settembre 2011.
Il primo volume di questa nuova raccolta è stato scritto tra settembre 2007 e luglio 2008, mentre il secondo risale allo scorso gennaio, quando, in appena diciassette giorni, andavo a completare un testo inedito dopo oltre tre anni di sterilità artistica, mentre la stesura di “Posta da far male” annaspava pericolosamente, e solo a maggio ne sarei venuto a capo.
Nei miei scritti ho sempre parlato di me narrando storie di altri. Di contro, nella saga di “Galvanoterapia”, la figura del protagonista è pedissequamente ricalcata su quella del suo creatore, e rispecchia in totale fedeltà il percorso esistenziale che ho affrontato nel corso degli anni: dall’irrequietezza post–adolescenziale del 2002, passando per le vicissitudini, sempre tormentate ma affrontate con più distacco e leggerezza, del periodo 2006–2008, fino alla parvenza di maturità che ritengo d’aver raggiunto in quest’inizio di decennio.
Tutto ciò, mettendomi pesantemente in gioco, specie a livello emotivo, giacché, viceversa, le vicende raccontate nei quattro romanzi sono per lo più frutto di fantasia.
Resto convinto che uno scrittore debba comunque restare “dietro” e non sovrapporsi alle proprie creazioni. Non ho mai voluto essere il protagonista dei miei romanzi, preferisco raccontare storie, e se possibile comunicare emozioni a chi le legge. Nello specifico, i vari episodi di “Galvanoterapia” sono uno spaccato di vita, non necessariamente la mia, e hanno una loro forza vibrante ben al di là di una “autobiografia del nulla” che chiunque potrebbe pastrocchiare sulle proprie elucubrazioni, senza imprimervi alcuno spessore artistico.
Anthony Cubizzari è un personaggio interessante, complesso, in un moto perpetuo alla ricerca di qualcosa, e l’universo che in un certo senso gli ruota attorno è altrettanto ricco di sfumature e curiosità. È una figura che vive di luce propria in un contesto narrativo credibile, non il frutto delle seghe mentali dello sfigato di turno che si trastulla sul suo blog condominiale.
Al solito, “Galvanoterapia in quattro quarti” è liberamente scaricabile con licenza Creative Commons. Se qualcuno avrà voglia di leggerlo, ne sarò felice. Se altresì perdurerà l’indifferenza, beh, ormai ci sono abituato e peraltro ho smesso già da parecchio di curarmene, non è più un problema mio. I conti con la mia coscienza li ho fatti. Da questo punto di vista almeno, sto bene.
Devo ricordarvi che sono il più grande scrittore vivente? Tutto il resto conta il giusto.
Iscriviti a:
Post (Atom)
