mercoledì 10 giugno 2020

“Galvanoterapia sei sei sei” – Il mio nuovo romanzo!

In maniera totalmente inaspettata, specie per le mie abitudini recenti, sono ad annunciarvi la pubblicazione di un nuovo romanzo!

Galvanoterapia sei sei sei” è da oggi liberamente scaricabile dal mio sito ufficiale www.ljuboungherelli.it con licenza Creative Commons.

Il sesto volume della saga di “Galvanoterapia”, il secondo lavoro a vedere la luce in questo 2020 (non accadeva dal 2013), il ventiquattresimo romanzo di una carriera che si protrae da un quarto di secolo.

Ora che ho dato i numeri, posso accennarvi brevemente all’opera di cui in oggetto. Per chi ha familiarità con gli altri episodi, non c’è invero moltissimo da dire: in particolare, l’immediato predecessore “Galvanoterapia cinque contro uno” è un attendibile modello di riferimento a livello stilistico nonché di atmosfere e tematiche.

Il personaggio di Anthony Cubizzari esordisce nel 2002, coetaneo del suo creatore allora poco più che ventitreenne. Le successive avventure sono state contraddistinte da una continua evoluzione del protagonista, giunto in quest’ultima occasione alla soglia degli ’anta in una storia che si dipana, con i debiti salti temporali, per tre anni a partire dal 2017. Tre anni contraddistinti dall’evento più clamoroso mai verificatosi nei cinque romanzi che hanno preceduto questo: il ritorno in pianta stabile dei Ritmo Tribale, gruppo preferito del nostro.

Mi pareva dunque quasi un obbligo sfornare un ennesimo capitolo di questo racconto, che ha peraltro il proprio culmine nella drammatica situazione che stiamo vivendo, con la pandemia da coronavirus.

Ecco a grandi linee le coordinate di “Galvanoterapia sei sei sei”, che a dispetto del titolo “satanico” è un lavoro ricco degli ingredienti peculiari della serie: ironia e introspezione, sesso e attualità sociopolitica, romanticismo e rock’n’roll. Credo non scontenterà i fan di questa epopea letteraria.

Per me si è trattato di una sfida con me stesso: dopo un lungo periodo buio, coinciso sostanzialmente con il cosiddetto lockdown, ho voluto mettermi alla prova e scrivere un romanzo in dieci giorni. Quattro li avevo già spesi per buttar giù il piano dell’opera e altrettanti mi sono serviti per correggere le bozze. Se desiderate scoprire gli esiti della mia iperattività delle scorse settimane, non vi servono che pochi clic!

martedì 14 gennaio 2020

"Abbracciare la saracinesca" – Il mio nuovo romanzo!

Da tradizione ormai consolidata in tempi recenti, scrivo in estate e pubblico all’inizio dell’anno successivo, ed è ciò che accade anche oggi.

Abbracciare la saracinesca” è il nuovo romanzo liberamente scaricabile con licenza Creative Commons sul mio sito ufficiale http://www.ljuboungherelli.it

Questo lavoro sopraggiunge allo scoccare del mio venticinquesimo anno di carriera come scrittore. Eravamo infatti nel 1995 allorché decisi che questa sarebbe stata la mia strada.

Inutile perder tempo con bilanci e propositi di sorta, anche perché, è ampiamente risaputo, le cose non sono andate secondo quelle che, ancora a metà anni Duemila, erano le mie aspettative.

Occupiamoci dunque dell’attualità. “Abbracciare la saracinesca” è il secondo “romanzo di frattura”. Alla pari del precedente “L’urto del gomito”, vive di oscure sottotracce che cercano di essere preponderanti rispetto alla storia principale e a conferirle strati di lettura più profondi e slegati dalle vicissitudini ivi descritte.

Mi sono invero ripromesso maggior trasparenza rispetto all’ingarbugliato esordio di questo mio nuovo ciclo letterario, pertanto sarà forse un poco più semplice penetrare all’interno di trame che anche stavolta girano intorno a ciò che accade oggidì.

Mi sento totalmente realizzato nel portare avanti questo innovativo percorso artistico, che pur rifacendosi a innegabili modelli di riferimento, mi sta permettendo di marchiare un’impronta che reca indelebile la mia firma, con coordinate di stile e di contenuti riconoscibili e attribuibili a me solo.

Così in effetti era già stato in occasione della “periferia esistenziale”, dello “Scream of consciousness” e del “caleidoscopio dell’assurdo”. Rispetto soprattutto ai primi due, va aggiunta la maturità e la facilità nel padroneggiare la scrittura che è inutile enfatizzare ogni volta. Leggete e concorderete con me!

In chiusura, una breve riflessione su ciò che è stato vorrei comunque concedermela. Nel 1995, e più in generale nell’interminabile e turbolento periodo dell’adolescenza, non credevo sarei stato vivo a quarant’anni. Nel 2003 in particolare sono stato pericolosamente vicino a dare conferma a tale convinzione. Adesso che detta soglia anagrafica l’ho superata, con uno stato di salute a livello psicofisico tutt’altro che ottimale ma perlomeno decente, conto di proseguire e consolidare la mia posizione di più grande scrittore vivente. Che siano tre, trecento o trenta milioni di persone ad averne consapevolezza, ormai non mi cambia più di tanto. Magari ne riparliamo tra altri venticinque anni!